Sin da quando ero piccolo, mio padre mi ha aiutato a scoprire la bellezza del territorio lulese camminando a piedi. Mi portava con sé nel Monte Albo, oppure facevamo lunghi percorsi per raccogliere la legna nei boschi o per lavorare nella campagna, che tanto amava. Mio padre non mi insegnava solo a camminare, ma a resistere e a rispettare la terra. Lula, il mio paese, è una tappa importante del Cammino di Bonaria.
Nella vita nulla accade per caso, così quando è giunto il momento opportuno, mi sono ritrovato insieme ad Antonello Menne e a Zigheddu a pianificare un autentico pellegrinaggio spirituale e culturale. Il Cammino di Bonaria è una risposta che muove l’anima e crea unità. Esso non solo collega le città di Olbia e Cagliari, ma unisce tra loro alcuni santuari campestri della Sardegna, fondendo così la storia religiosa dell’isola all’umanità in cammino.
La lungimiranza di Antonello e la tenacia di tutti coloro che hanno creduto in questo progetto sono state valorizzate e gratificate dal risultato conseguito.
Lungo il tragitto, la bellezza dei luoghi suscitava in noi un crescente stupore, mentre l’ospitalità e la generosità delle persone, che si emozionavano al nostro passaggio, meritavano la nostra
ammirazione. L’esperienza del Cammino di Bonaria riempie il cuore, non è sovrapponibile ad una escursione o una gita in campagna. "Il Cammino si fa camminando", ed è la metafora della vita: insegna che l’importante non è la velocità, ma l’accettazione dell’imprevisto fino alla meta finale.
È un’esperienza che lascia un solco indelebile nella memoria, ha un potere rigenerativo interiore e subito dopo essere arrivati a Nostra Signora di Bonaria fa venire la voglia di ricominciare. È il desiderio
di tornare alla tua versione migliore, quella che si manifesta sulla strada. Io l’ho percorso più di una volta in compagnia e …mi manca! Chiunque abbia fatto il Cammino di Bonaria conosce l’emozione dell’arrivo.

Arcangelo Puddori