
Ho avuto il privilegio di percorrere il Cammino di Bonaria, in questa Isola antica, due volte: la prima come scoperta, la seconda come necessità. La prima volta ho preparato con cura e attenzione lo zaino, ma lungo il Cammino ho dovuto alleggerirlo perché l’essenziale ha un giusto peso. Lo identifica un ciuffo di stoffe di consistenza e colori diversi, come le persone che ho portato con me. Presenze, assenze e anche il dolore sono stati pellegrini e compagni di viaggio. Ho percorso i sentieri della transumanza e cammini di fede e ogni tappa era memoria.
L’alba con una luce sempre nuova ha segnato l’inizio delle mie giornate, gli incontri hanno dato ritmo. Il Cammino che nel silenzio parla, mi ha portato alla meta ed è diventato compagno del mio quotidiano lasciandomi un senso di intimo benessere. In questo pellegrinare ho visitato carceri e comunità: per cercare di capire bisogna sostare e il Cammino di Bonaria lo rende possibile. Le stagioni cambiano il paesaggio, i suoni sono nuovi e la bellezza dei luoghi regalano nuove emozioni e stupore.
Enza Mannu
Bitti, 3^ tappa del Cammino