
Perché ad un certo punto della vita si sente il bisogno di indossare i panni del pellegrino e inoltrarsi verso mete lontane? Perché faticare per ore su sentieri e stradine di campagna con lo zaino in spalla? Ogni persona ha le sue motivazioni e io, che di cammini (spesso in solitaria) ne ho fatti tanti, ormai non mi pongo più la questione.
Mi metto semplicemente in marcia.
Ogni volta però rimango stupito dagli straordinari doni che ricevo.
Così è stato anche con il Cammino di Bonaria che ho percorso per intero a giugno.
Un Cammino giovane ma ben organizzato e strutturato, ottimamente segnalato e con un ottimo sistema di accoglienza sul territorio, anche di tipo familiare.
Le 14 tappe da Olbia a Cagliari si snodano attraverso i bellissimi paesaggi della Sardegna meno turistica. I percorsi non sono particolarmente impegnativi (almeno per me), anche se in alcuni casi la lunghezza e il caldo sono risultati da non sottovalutare.
Piano piano ci si immerge nella vita quotidiana delle Comunità locali e nella contemplazione della bellezza della natura che caratterizza questi luoghi.
Quello che però ha di differente questo Cammino, il vero valore aggiunto, sono le persone che ho incontrato.
In tutte le tappe non mi sono mai sentito lasciato solo ma anzi accolto con cordialità e amicizia.
Il rapporto che si è instaurato con molte di loro mi ha sinceramente stupito e commosso.
Esiste una dimensione spirituale importante nel Cammino di Bonaria ma quello che mi è rimasto più nel cuore sono i piccoli gesti di attenzione, gli sguardi, i sorrisi, in sostanza l’umanità che ancora, per fortuna, esiste in questi luoghi.
Allora forse la risposta alla domande del “perché in cammino” sta in questa dimensione dell’incontro con l’altro/a che si spera ci renda persone migliori.
Grazie ancora a tutti per avermi reso l’esperienza del Cammino indimenticabile.
Mauro pellegrino da Cusano Milanino