
L’ho iniziato il 2 maggio 2026 da Olbia e, passo dopo passo, mi sono inoltrato nella Barbagia. Ora dopo ora, questo cammino ci fa entrare in un’atmosfera meravigliosa, fatta di salite e discese, prati, cespugli profumati, terra aspra, dura e pungente, ma anche rigogliosa.
Conosciamo così quella parte di Sardegna dove la gente ti incontra, non ti conosce, ma ti guarda dritto negli occhi e ti legge l’anima. Persone che, con un sorriso, ti invitano a entrare nelle loro case: un bicchiere d’acqua, un caffè, un dolcino… e tanto rispetto, perché tu sei un pellegrino di Bonaria.
Chi mi ha ospitato mi ha raccontato la propria Sardegna, la vita dura dei padri, e ho ritrovato storie simili a quelle dei nostri: lavoratori, poveri, ma ricchi di dignità. Il saper vivere con lo stretto necessario, con l’indispensabile, proprio come nello zaino di un pellegrino, dove non c’è nulla di più dell’essenziale.
Giorno dopo giorno non mancano gli incontri fortuiti, ma ricchi di emozione: sta piovendo, un uomo ci invita a ripararci sotto un portico; due chiacchiere, poi prende il suo vino, il suo pecorino e il suo pane. Credetemi: è apparso il sole, anche se continuava a piovere.
Le tappe si susseguono e le emozioni continuano. Cambia lo scenario: in Marmilla non ci sono più i sugheri, ma vigne e greggi custodite dai maremmani; poi il Campidano, con i suoi campi di grano che, sotto il maestrale, sembrano onde del mare.
Questo cammino è anche sensoriale: passo dopo passo ti porta vicino alla meta, e un sorriso a fine giornata ti scalda il cuore. Quest’isola ti svela il suo passato, la sua devozione, il suo presente, la sua passione, i suoi prodotti e la sua gente, che ti accoglie e ti saluta con quella luce negli occhi che è speranza e sincera voglia di rincontrarti.
Nel Cammino di Bonaria cercavo il cuore di un’isola, ma ho trovato anche l’anima vera dei sardi e la Sardegna più autentica.
Concludo le mie tappe il 15 maggio, ma la vera conclusione arriva domenica 17 maggio, giorno del mio compleanno. Accompagnati da un ballo folkloristico, ritorniamo, insieme a un nutrito gruppo di bonarini e bonarine, responsabili del cammino, affiancati dai ragazzi del Progetto Filippide, dai loro genitori e da preziosi volontari, a ripercorrere il tratto finale del percorso.
Poi, il momento in Basilica: riflessione e preghiera a Nostra Signora di Bonaria, che mi lascia ancora forti emozioni, degna conclusione di un cammino umanamente coinvolgente.
A Nostra Signora di Bonaria, eterna gratitudine per avermi guidato in questo cammino indimenticabile.
P.S.
Un ringraziamento speciale lo devo a chi mi ha fatto scoprire il Cammino di Bonaria: amico, ispiratore e maestro.
Grazie, Carlo.
Adalberto Mengotti