Ho concluso il cammino di Bonaria. Non descrivo le bellezze del territorio o narro episodi di ancor maggiore bellezza degli incontri. 

Cerco invece di raccontare l’impronta che ha lasciato dentro di me il tempo del cammino riempito da volti, emozioni ed elaborazione di queste fino a diventare sentimento di affetto per le persone incontrate o sulle quali ho fatto affidamento durante tutto il cammino. Volti di persone che restano nella memoria. Volti in cui si riflette un cuore abitato dal divino. Tappa dopo tappa le nostre vite si sono intrecciate in una storia di bellezza che resta incisa nel profondo del mio cuore e ne diventa memoria e nel tempo ne farò memoria.

Se il Cammino dei Cappuccini percorso nel 2024 è stato il più intenso dal punto di vista spirituale e introspettivo, questo di Bonaria mi ha fatto dilatare il cuore e vivere momenti oltre l’esperienza sensoriale. 

Il mio cammino seppur terminato con l’ultima tappa venerdì 15 maggio, l’ho considerato concluso domenica 17 andando incontro ad un gruppo di bonarini e bonarine che  accompagnava ragazze e ragazzi coi loro genitori dell’associazione Filippide. All’interno della basilica, il parroco nel pensiero di saluto conclusivo, riferendosi all’impegno di quanti si dedicano al Cammino di Bonaria e alla dedizione dei genitori delle ragazze e ragazzi presenti ha detto che la passione è amore. Vorrei aggiungere che amore è il secondo nome di “esserci”. Come ci sono state e stati con me le bonarine e bonarini lungo tutto il cammino e come ho visto “esserci” mano nella mano i genitori dell’associazione Filippide con i propri figli.

Carlo Carbonetti